Sicurezza Stradale: anche in Italia si parla di Patente Progressiva

Gli incidenti stradali prima causa di morte tra i giovanissimi, spunta l’idea di una patente per gradi per prevenirli.

Sicurezza Stradale: anche in Italia si parla di Patente Progressiva
Purtroppo gli incidenti stradali, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione e le iniziative rivolte ad abbassare i numeri di morti sulle strade, continuano ad essere la prima causa di morte tra i giovanissimi. La fascia più critica è, infatti, quella dai 15 ai 25 anni.

Nel 2017 il numero di sinistri con lesioni a persone è leggermente calato rispetto all’anno precedente, ma resta comunque un dato sconfortante. Secondo i dati Istat, infatti, in Italia si parla di 174.933 incidenti stradali con lesioni a persone. Il numero dei morti invece aumenta del 2,9%, soprattutto a causa di incidenti avvenuti su autostrade e strade extra-urbane.

Tra i comportamenti errati più frequenti ci sono la “guida distratta”, il mancato rispetto dei limiti di velocità, il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida sotto effetto di alcool e/o droghe. Il maggior numero di violazioni del Codice della Strada avviene per eccesso di velocità, per il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e per l’uso del telefono cellulare alla guida.

Proprio di sicurezza stradale si è parlato durante un seminario organizzato all'Università Cattolica di Milano, dal titolo “Neopatentati: categoria a rischio?”, organizzato dall'Unità di Ricerca in Psicologia del Traffico, in collaborazione con Unasca, l'Unione nazionale autoscuole e studi di consulenza automobilistica.

La grande novità proposta è quella di introdurre una “Patente Progressiva” ovvero un percorso formativo che prevedrebbe, a partire dai 16 anni di età, una serie di tappe che lo studente di scuola guida dovrebbe superare per poter acquisire esperienza sulla strada. La patente progressiva andrebbe così a comprendere oltre a diversi esami, anche periodi di pratica, lezioni con tutor e psicologi e momenti di monitoraggio della condotta tenuta alla guida durante tutto il periodo, con l’obiettivo primario di:
  • migliorare il rapporto con l’auto e la dimestichezza alla guida;
  • ridurre le insicurezze e le incertezze;
  • migliorare i comportamenti alla guida.

Seguendo questo percorso, dalla patente al foglio rosa ci sarebbero diversi passaggi e non solo l’esame finale, pertanto, i giovani neopatentati avrebbero il tempo per acquisire la giusta confidenza per guidare in sicurezza e in totale autonomia. Già in Paesi come Stati Uniti e Canada esiste la patente graduale che si consegue in più fasi, la proposta di Unasca e dell’Università Cattolica è proprio quella di far arrivare anche in Italia questo modello, in modo da ridurre drasticamente il numero di incidenti stradali, dando la possibilità ai giovanissimi di fare un percorso che li porti ad una maggiore consapevolezza alla guida. In Norvegia, ad esempio, il sistema di educazione stradale graduale ha ridotto il numero dei morti per incidente stradale tra i 16 e i 24 anni di ben il 73%.

Se questo sistema innovativo arrivasse anche in Italia si potrebbe ridurre notevolmente il numero di incidenti stradali.

"Oggi i ragazzi si preparano per l'esame della patente, ma è l'unico momento di formazione alla guida" - ha dichiarato Emilio Patella, Segretario Nazionale Autoscuole Unasca - "È importante invece far passare il messaggio che l'educazione stradale non riguarda soltanto il saper condurre un mezzo, ma conoscere tutte le variabili del sistema strada, fin da quando si è pedoni. È utile allenarsi per saper guardare e stare attenti a tutti i soggetti della strada, per conoscere il grado di attenzione e di reazione. Ci sono tante variabili, come quelle psicologiche, che se riconosciute da giovani poi sono fondamentali anche da adulti. Un ragazzo allenato all'educazione stradale sarà sicuramente un attento guidatore per tutta la vita".


INFOGRAFICA

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